Chiesa di San Giusto a Falgano
Dettagli

Descrizione
Nel Medioevo il borgo fu un feudo dei Conti Guidi (rami di Battifolle, Romena e Poppi), una delle famiglie più potenti della Toscana medievale. La loro presenza è attestata da diplomi imperiali di Federico II datati 1164, 1191 e 1220.
Dell’antico castello oggi non restano tracce evidenti, se non una torre quasi demolita in località Alberi. Tuttavia il territorio conserva ancora resti di strutture medievali e testimonianze di case-torri e dimore signorili, tra cui Bevecchia, Reniccioli e Casellina.
Documenti ancora più antichi, risalenti all’XI secolo (1064–1095), attestano donazioni di terreni e rapporti con l’abbazia di San Fedele a Strumi e con il monastero di Camaldoli. In quel periodo la giurisdizione territoriale faceva capo alla pieve di Diacceto.
La comunità di Falgano era originariamente divisa in due “popoli” (parrocchie): San Giusto e Santa Maria. Quest’ultima è considerata l’edificio religioso più antico di tutto il comune di Rufina, anche se in seguito fu ridotta al rango di oratorio.
La chiesa di San Giusto, situata lungo l’antica via tra Poggiocenci e Alberi, presenta alcune caratteristiche peculiari.
La chiesa fu sotto il giuspatronato dei monaci Vallombrosani, che nel XVII secolo donarono i loro diritti al Vescovo di Fiesole. Durante l’episcopato di Filippo Neri Altoviti le due parrocchie furono unite.
L’edificio ha subito rifacimenti in epoca granducale. La chiesa presenta una facciata a bozze di pietra e interni successivamente restaurati.
Gli arredi sono piuttosto semplici. Tra le opere presenti spicca una tela di scuola fiorentina raffigurante la Madonna in trono con il Bambino tra San Giusto e un santo anonimo. All’interno si trova inoltre un organo del 1780, realizzato dalla ditta Bruschi.
Due comunità, due chiese
Per molti secoli Falgano fu diviso in due distinti "popoli", ciascuno con la propria chiesa.
Il primo aveva come centro la Chiesa di Santa Maria, che serviva il nucleo più antico del borgo; il secondo faceva invece riferimento alla Chiesa di San Giusto, posta più in alto lungo l'antica strada che collegava Poggio Cenci ad Alberi.
I monaci vallombrosani di San Fedele a Strumi possedevano terreni nella zona ed esercitavano il giuspatronato sulla chiesa di San Giusto. Quando tale diritto passò al vescovo Filippo Neri Altoviti, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, le due comunità furono unite sotto un'unica amministrazione religiosa, pur mantenendo entrambe le chiese.
La Chiesa di Santa Maria
La piccola chiesa di Santa Maria rappresenta il cuore più antico di Falgano. L'edificio attuale risale al XIII secolo e conserva l'aspetto semplice delle chiese rurali medievali della montagna fiorentina: una sola navata, murature in pietra e una facciata essenziale. Tra le pietre del fianco sinistro è murata una preziosa bozza d'arenaria altomedievale, databile tra l'VIII e il IX secolo, decorata con motivi ornamentali tipici dell'epoca. Questo elemento lascia supporre che sul luogo esistesse un edificio sacro ancora più antico, forse già nei primi secoli del Medioevo.
La guerra a Falgano
La storia del borgo fu profondamente segnata dalla Seconda guerra mondiale. Nel 1940 erano iniziati importanti restauri alla chiesa di Santa Maria, ma lo scoppio del conflitto costrinse ben presto a interrompere i lavori. Il 17 gennaio 1943 Falgano fu colpito da un bombardamento aereo alleato. Oltre tredici bombe caddero nei campi circostanti: fortunatamente non vi furono vittime, ma la chiesa e la canonica subirono gravi danni. Con l'avanzare del fronte, nel maggio del 1944, il paese venne occupato dall'esercito tedesco. La canonica fu requisita e il vicino palazzo della famiglia Bati venne trasformato in ospedale militare per i soldati feriti provenienti dal fronte di combattimento. In quell'ospedale morirono anche alcuni militari tedeschi, i cui nomi furono annotati nei registri della parrocchia. Durante l'estate del 1944 la situazione peggiorò rapidamente. Dopo il trasferimento dell'ospedale arrivarono le SS, che diedero avvio ai rastrellamenti degli uomini validi e alle requisizioni del bestiame. Il 22 agosto 1944 fu ordinato lo sfollamento dell'intero paese. Solo il 12 settembre, terminati i combattimenti e superato il pericolo delle mine disseminate sul territorio, poterono fare ritorno alle loro case.
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